“Joyeux anniversaire”

Ce mercredi 18 avril, les prêtres, diacres et séminaristes du diocèse de Gap et d’Embrun se trouvaient avec Mgr Jean-Michel di Falco Léandri à l’audience générale place Saint-Pierre à Rome. Ils ont chanté un “joyeux anniversaire” au Saint-Père, tant pour ses 85 ans que pour ses 7 ans de pontificat : Joseph Ratzinger est né le 16 avril 1927 et a été élu pape le 19 avril 2005.

Mgr Jean-Michel di Falco Léandri saluant le Saint-Père à la fin de l'audience

Ci-dessous le lien vers la vidéo de l’audience, l’intégralité de la catéchèse du pape en italien, le résumé de cette catéchèse en français, présenté par le pape lui-même, et le texte de son salut aux groupes francophones présents.

Vidéo de l’audience générale

00:30:35
Annonce des groupes francophones présents,
dont les pèlerins du diocèse de Gap et d’Embrun

00:32:05
Les prêtres, diacres et séminaristes du diocèse
chantent “Joyeux anniversaire”

00:35:55
Résumé de la catéchèse du jour en français par le pape,
suivi de la salutation des pèlerins
dont ceux “du diocèse de Gap et d’Embrun”

 

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BENOÎT XVI

AUDIENCE GÉNÉRALE

Place Saint-Pierre
Mercredi 18 avril
2012

Chers frères et sœurs, je reprends les catéchèses sur la prière. Depuis la Pentecôte, l’Esprit Saint guide les pas de l’Église, une communauté priante. Mais la Pentecôte n’est pas un événement isolé. Dans les Actes des Apôtres, saint Luc rapporte d’autres interventions du Saint Esprit à des moments difficiles de la vie de l’Église naissante. Après la guérison du paralytique du Temple, Pierre et Jean furent arrêtés parce qu’ils annonçaient la résurrection de Jésus. Face au péril de la persécution, la communauté ne cherche pas à savoir comment réagir, mais elle se met à prier. C’est une prière commune, de toute l’Église. Cette prière consolide l’unité. Elle aide la communauté à lire ce qui arrive à la lumière de la foi et de la Parole de Dieu. L’opposition contre Jésus, sa mort, font partie du projet de Dieu pour le salut du monde. Le Mystère du Christ est la clé nécessaire pour comprendre la persécution. Dans la prière, les premiers chrétiens demandent à Dieu ni d’être défendus, ni de ne pas être éprouvés, ni le succès, mais de pouvoir proclamer avec assurance et liberté la Parole de Dieu. Comme eux, puissions-nous être guidés par l’Esprit de Jésus Christ pour vivre avec courage et joie chaque situation de la vie, et porter la bonne nouvelle à tous !

*

Je salue les pèlerins francophones, venus notamment de Suisse, d’Afrique et de France, en particulier le groupe des prêtres de Normandie, du diocèse de Gap et d’Embrun et des fidèles des diocèses d’Outre-Mer, ainsi que les jeunes de l’école d’évangélisation de Paray-le-Monial. Que la prière vous aide à voir la présence de Dieu et son projet d’amour dans votre vie. Avec ma bénédiction !

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BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 18 aprile 2012

Cari fratelli e sorelle,

dopo le grandi feste, ritorniamo adesso alle catechesi sulla preghiera. Nell’udienza prima della Settimana Santa ci siamo soffermati sulla figura della Beata Vergine Maria, presente in mezzo agli Apostoli in preghiera nel momento in cui attendevano la discesa dello Spirito Santo. Un’atmosfera orante accompagna i primi passi della Chiesa. La Pentecoste non è un episodio isolato, poiché la presenza e l’azione dello Spirito Santo guidano e animano costantemente il cammino della comunità cristiana. Negli Atti degli Apostoli, infatti, san Luca, oltre a raccontare la grande effusione avvenuta nel Cenacolo cinquanta giorni dopo la Pasqua (cfr At 2,1-13), riferisce di altre irruzioni straordinarie dello Spirito Santo, che ritornano nella storia della Chiesa. E quest’oggi desidero soffermarmi su quella che è stata definita la «piccola Pentecoste», verificatasi al culmine di una fase difficile nella vita della Chiesa nascente.

Gli Atti degli Apostoli narrano che, in seguito alla guarigione di un paralitico presso il Tempio di Gerusalemme (cfr At 3,1-10), Pietro e Giovanni vennero arrestati (cfr At 4,1) perché annunciavano la Risurrezione di Gesù a tutto il popolo (cfr At 3,11-26). Dopo un processo sommario, furono rimessi in libertà, raggiunsero i loro fratelli e raccontarono quanto avevano dovuto subire a causa della testimonianza resa a Gesù il Risorto. In quel momento, dice san Luca, «tutti unanimi innalzarono la loro voce a Dio» (At 4,24). Qui san Luca riporta la più ampia preghiera della Chiesa che troviamo nel Nuovo Testamento, alla fine della quale, come abbiamo sentito, «il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati dello Spirito Santo e proclamavano la Parola di Dio con franchezza» (At 4,31).

Prima di considerare questa bella preghiera, notiamo un atteggiamento di fondo importante: di fronte al pericolo, alla difficoltà, alla minaccia, la prima comunità cristiana non cerca di fare analisi su come reagire, trovare strategie, come difendersi, quali misure adottare, ma, davanti alla prova, si mette in preghiera, prende contatto con Dio.

E che caratteristica ha questa preghiera? Si tratta di una preghiera unanime e concorde dell’intera comunità, che fronteggia una situazione di persecuzione a causa di Gesù. Nell’originale greco san Luca usa il vocabolo «homothumadon» – «tutti insieme», «concordi» – un termine che appare in altre parti degli Atti degli Apostoli per sottolineare questa preghiera perseverante e concorde (cfr At 1,14; 2,46). Questa concordia è l’elemento fondamentale della prima comunità e dovrebbe essere sempre fondamentale per la Chiesa. Non è allora solo la preghiera di Pietro e di Giovanni, che si sono trovati nel pericolo, ma di tutta la comunità, perché quanto vivono i due Apostoli non riguarda soltanto loro, ma tutta la Chiesa. Di fronte alle persecuzioni subite a causa di Gesù, la comunità non solo non si spaventa e non si divide, ma è profondamente unita nella preghiera, come una sola persona, per invocare il Signore. Questo, direi, è il primo prodigio che si realizza quando i credenti sono messi alla prova a causa della loro fede: l’unità si consolida, invece di essere compromessa, perché è sostenuta da una preghiera incrollabile. La Chiesa non deve temere le persecuzioni che nella sua storia è costretta a subire, ma confidare sempre, come Gesù al Getsemani, nella presenza, nell’aiuto e nella forza di Dio, invocato nella preghiera.

Facciamo un passo ulteriore: che cosa chiede a Dio la comunità cristiana in questo momento di prova? Non chiede l’incolumità della vita di fronte alla persecuzione, né che il Signore ripaghi coloro che hanno incarcerato Pietro e Giovanni; chiede solamente che le sia concesso «di proclamare con tutta franchezza» la Parola di Dio (cfr At 4,29), cioè prega di non perdere il coraggio della fede, il coraggio di annunciare la fede. Prima però cerca di comprendere in profondità ciò che è accaduto, cerca di leggere gli avvenimenti alla luce della fede e lo fa proprio attraverso la Parola di Dio, che ci fa decifrare la realtà del mondo.

Nella preghiera che eleva al Signore, la comunità parte dal ricordare e invocare la grandezza e immensità di Dio: «Signore, tu che hai creato il cielo e la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano» (At 4,24). E’ l’invocazione al Creatore: sappiamo che tutto viene da Lui, che tutto è nelle sue mani. Questa è la consapevolezza che ci dà certezza e coraggio: tutto viene da Lui, tutto è nelle sue mani. Passa poi a riconoscere come Dio abbia agito nella storia – quindi comincia con la creazione e continua nella storia -, come è stato vicino al suo popolo mostrandosi un Dio che si interessa dell’uomo, che non si è ritirato, che non abbandona l’uomo sua creatura; e qui viene citato esplicitamente il Salmo 2, alla luce del quale viene letta la situazione di difficoltà che sta vivendo in quel momento la Chiesa. Il Salmo 2 celebra l’intronizzazione del re di Giuda, ma si riferisce profeticamente alla venuta del Messia, contro il quale nulla potranno fare la ribellione, la persecuzione, il sopruso degli uomini: «Perché le nazioni si agitarono e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i principi si allearono insieme contro il Signore e contro il suo Cristo» (At 4,25). Questo dice già profeticamente il Salmo sul Messia, ed è caratteristica in tutta la storia questa ribellione dei potenti contro la potenza di Dio. Proprio leggendo la Sacra Scrittura, che è Parola di Dio, la comunità può dire a Dio nella sua preghiera: «davvero in questa città … si sono radunati insieme contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse» (At 4,27). Ciò che è accaduto viene letto alla luce di Cristo, che è la chiave per comprendere anche la persecuzione; la Croce, che sempre è la chiave per la Risurrezione. L’opposizione verso Gesù, la sua Passione e Morte, vengono rilette, attraverso il Salmo 2, come attuazione del progetto di Dio Padre per la salvezza del mondo. E qui si trova anche il senso dell’esperienza di persecuzione che la prima comunità cristiana sta vivendo; questa prima comunità non è una semplice associazione, ma una comunità che vive in Cristo; pertanto, ciò che le accade fa parte del disegno di Dio. Come è successo a Gesù, anche i discepoli incontrano opposizione, incomprensione, persecuzione. Nella preghiera, la meditazione sulla Sacra Scrittura alla luce del mistero di Cristo aiuta a leggere la realtà presente all’interno della storia di salvezza che Dio attua nel mondo, sempre nel suo modo.

Proprio per questo la richiesta che la prima comunità cristiana di Gerusalemme formula a Dio nella preghiera non è quella di essere difesa, di essere risparmiata dalla prova, dalla sofferenza, non è la preghiera di avere successo, ma solamente quella di poter proclamare con «parresia», cioè con franchezza, con libertà, con coraggio, la Parola di Dio (cfr At 4,29).

Aggiunge poi la richiesta che questo annuncio sia accompagnato dalla mano di Dio, perché si compiano guarigioni, segni, prodigi (cfr At 4,30), cioè sia visibile la bontà di Dio, come forza che trasformi la realtà, che cambi il cuore, la mente, la vita degli uomini e porti la novità radicale del Vangelo.

Alla fine della preghiera – annota san Luca – «il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza» (At 4,31), il luogo tremò, cioè la fede ha la forza di trasformare la terra e il mondo. Lo stesso Spirito che ha parlato per mezzo del Salmo 2 nella preghiera della Chiesa, irrompe nella casa e ricolma il cuore di tutti coloro che hanno invocato il Signore. Questo è il frutto della preghiera corale che la comunità cristiana innalza a Dio: l’effusione dello Spirito, dono del Risorto che sostiene e guida l’annuncio libero e coraggioso della Parola di Dio, che spinge i discepoli del Signore ad uscire senza paura per portare la buona novella fino ai confini del mondo.

Anche noi, cari fratelli e sorelle, dobbiamo saper portare gli avvenimenti della nostra vita quotidiana nella nostra preghiera, per ricercarne il significato profondo. E come la prima comunità cristiana, anche noi, lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio, attraverso la meditazione sulla Sacra Scrittura, possiamo imparare a vedere che Dio è presente nella nostra vita, presente anche e proprio nei momenti difficili, e che tutto – anche le cose incomprensibili – fa parte di un superiore disegno di amore nel quale la vittoria finale sul male, sul peccato e sulla morte è veramente quella del bene, della grazia, della vita, di Dio.

Come per la prima comunità cristiana, la preghiera ci aiuta a leggere la storia personale e collettiva nella prospettiva più giusta e fedele, quella di Dio. E anche noi vogliamo rinnovare la richiesta del dono dello Spirito Santo, che scaldi il cuore e illumini la mente, per riconoscere come il Signore realizzi le nostre invocazioni secondo la sua volontà di amore e non secondo le nostre idee. Guidati dallo Spirito di Gesù Cristo, saremo capaci di vivere con serenità, coraggio e gioia ogni situazione della vita e con san Paolo vantarci «nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza la virtù provata e la virtù provata la speranza»: quella speranza che «non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rm 5,3-5). Grazie.

Cet article a 6 commentaires

  1. Que cela vous plaise …
    Peut-être que ce sera un peu plus clair pour les visiteurs ?

  2. A l’intention de Madame ou Mademoiselle Barreau – à qui je demande de ne pas me prénommer selon une forme anglo-saxonne que je déplore et que je n’utilise pas.
    Mon propos me semble clair.
    a) M. di Falco manifeste son attachement au siège romain et aussi à la personne même du pontife régnant. Il emmène son clergé à Rome et congratule spécialement Benoit XVI et sur son anniversaire personnel et sur celui de son règne.
    b) Il y a dans la province de Paris un évêque très sourcilleux sur ce qui pourrait ressembler à la papolatrie “d’avant le concile”. Il s’est exprimé là-dessus dans une réponse à un groupe très conciliaire qui a ses faveurs, qui se nomme Jonas et qui cultive une vive répulsion à l’égard du pape régnant Je craindrais donc pour M. di Falco la critique d’un de ses confrères qui, – c’est un trait de caractère du conciliarisme épiscopal, – n’est pas facile à vivre et qui, son diocèse étant en ruines, s’excite dans un rêve idéologique qu’il développe avec une sorte d’obstination virulente et presque violente. Donc j’engage M. di Falco à la prudence.
    c) Le trait satirique appliqué à ce hiérarque l’avait été auparavant à un évêque tiré récemment du diocèse de Digne. Il n’y en a eu qu’un seul.

    Le message est donc simple. M. di Falco parait avoir pour le pontife romain une sorte de respect et de considération qui le met assez à part dans l’épiscopat français qui est, il le fait bien comprendre, massivement hostile à Benoit XVI, surtout en ces jours où, peut-être, on va voir apparaitre, en France, une église et une hiérarchie de rite tridentin réconciliées avec le Siège romain, ce qui est cauchemardesque pour ces évêques, quand on sait l’état réel de l’Eglise en France et leur hostilité furieuse au catholiques tridentins.
    Donc M. di Falco s’expose à la venimeuse hostilité de plusieurs parmi ses confrères.

  3. Bonjour Olivier, Je me permets de vous demander de reformuler ceci si vous avez un peu de temps:
    “Pour le reste, que M. di Falco se méfie car il y aurait bien un de ses confrères dans l’épiscopat pour dénoncer sa papolatrie. Un évêque de la province de Paris s’est fait le spécialiste de la question. Je l’ai entendu lors de la dernière Semaine Sociale où je m’étais rendu en 2011. C’est une figure revêche qui n’a pas l’air commode. Un participant lui avait appliqué le mot satirique mérité par un évêque récent originaire du diocèse de Digne: ‘un curé conciliaire congelé ». Ce qui est drôle sans méchanceté et doit être exact.”
    Je pense en saisir très mal son sens ou le message que vous avez voulu faire passer. Merci par avance.

  4. Je souhaite un joyeux anniversaire a notre pape un peu en retard que dieu vous bénisse mon père et vous souhait une long vie.

  5. C’est excellent de reproduire l’allocution catéchétique du pontife romain que M. di Falco et des membres du clergé gapençais ont entendue. Pour ceux qui ne lisent pas l’italien, il faudrait la traduire. Il doit bien se trouver dans les bureaux de l’Evêché un employé sachant suffisamment de latin pour opérer cette traduction car l’italien pontifical est écrit dans une langue soutenue qui ne présente pas les difficultés de l’italien parlé.
    Pour le reste, que M. di Falco se méfie car il y aurait bien un de ses confrères dans l’épiscopat pour dénoncer sa papolatrie. Un évêque de la province de Paris s’est fait le spécialiste de la question. Je l’ai entendu lors de la dernière Semaine Sociale où je m’étais rendu en 2011. C’est une figure revêche qui n’a pas l’air commode. Un participant lui avait appliqué le mot satirique mérité par un évêque récent originaire du diocèse de Digne: ‘un curé conciliaire congelé”. Ce qui est drôle sans méchanceté et doit être exact.

    1. Ce serait bien volontiers que nous le ferions. Encore faudrait-il avoir le temps. Voudriez-vous le faire pour nous ?

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